Cugini da parte di mantice

Pensieri sul bandoneón ispirati dall'organo

Sono innamorato dell'organo da sempre.
Personalmente però ho trovato nel bandoneón una specie di "porta di ingresso" verso il vasto mondo della musica organistica, anche se si tratta di una porta discreta, da attraversare con la consapevolezza della profonda differenza tra questi due strumenti. Sono sicuro che molti bandoneónisti condividerebbero con me questo amore, o confermerebbero di provare un certo interesse e fascino per quei monumentali strumenti.

Una delle osservazioni più frequenti fatte ad un bandoneónista è l'associazione del bandoneón ad una specie di "organo portatile", complice anche quella diceria (falsa) che il bandoneón sarebbe nato per sostituire l'organo nelle chiese luterane di campagna (a chi continua a spargere questa voce vorrei proporre di suonare un Oratorio di Handel con uno di quei bandoneón primitivi di metà Ottocento...).

Quindi, ben consapevole della loro profonda differenza, mi sono lasciato ispirare dall'organo per scrivere alcune riflessioni sul bandoneón. Forse però la cosa migliore è spiegare la genesi di questo articolo e vedere un attimo insieme quali aspetti hanno in comune i due strumenti e in cosa invece differiscono. Attenzione: in questo articolo non parlo solo di aspetti tecnici ma esprimo anche (sopratutto) delle considerazioni personali. E attenzione di nuovo: questo articolo non è un pesce d'aprile. O forse si? Se ne riparla in conclusione.

Una eccellenza artigiana italiana

L'idea di scrivere questo articolo nasce dopo la mia visita alla bottega organara Pradella in provincia di Sondrio. La Bottega Organara Pradella è una eccellenza nell'artigianato italiano, specializzata nella costruzione e restauro di organi a canne totalmente meccanici. La Bottega Pradella ha restaurato organi prestigiosi in tutto il mondo, e i suoi strumenti di nuova produzione sono richiesti da professionisti e da istituzioni di grandissimo rilievo, a conferma dell'incredibile qualità messa a punto nel corso di anni di studi, sperimentazioni e perfezionamenti.

Durante la visita sono stato ricevuto dal sig. Giovanni Pradella che molto gentilmente si è reso disponibile per rispondere a tutte le mie domande e farmi capire moltissimo su questi maestosi strumenti.

Bandoneón e organo: differenze e somiglianze

Entrambi strumenti aerofoni, condividono la possibilità di eseguire note "sostenute". Questa è la più importante somiglianza. Al secondo posto troviamo l'estensione dei due strumenti, che è straordinariamente simile, l'organo poco più di 5 ottave e il bandoneón poco meno.

In realtà a livello acustico l'organo ha una estensione in grado di coprire l'intera gamma di frequenze udibili, grazie ai registri che oltre a cambiare i timbri "traslano" in ottava, in quinta e in terza arrivando a coprire tutte le frequenze. Ovviamente il bandoneón non ha questa possibilità, ma se uniamo le due tastiere (la destra e la sinistra) potremmo sovrapporre le note a quelle di un manuale di organo.

La principale differenza consiste nella dinamica: praticamente assente nell'organo (escludendo il cosiddetto "espressivo", introdotto negli organi romantici e che permette di fare un crescendo) è invece caratteristica imprescindibile del bandoneón, che passa con disinvoltura da sussurri appena accennati a urla lancinanti.

Quale evoluzione per il bandoneón?

Parlando con Giovanni Pradella ho scoperto che gli organi a canne esistono da migliaia anni e in tutto questo tempo si sono evoluti moltissimo, ricevendo parecchie migliorie e modifiche. Gli organi più recenti fanno uso di elettronica avanzata, come ad esempio la connessione Wi-Fi tra la console e il corpo d'organo (la bottega Pradella tuttavia non si occupa di questi organi, ma di quelli completamente meccanici).

Quello dell'evoluzione è un discorso importante non solo in biologia, ma anche in musica. Da ché esistono, gli strumenti musicali si sono sempre adeguati agli stili, alle tecniche e alle tecnologie. Le chitarre sono forse l'esempio più lampante, ma potrei nominare anche i pianoforti, il clarinetto... e l'elenco potrebbe estendersi a quasi tutti gli strumenti musicali.

Cosa si può dire invece nel caso del bandoneón? Ho letto in qualche blog che secondo alcuni il bandoneón avrebbe raggiunto la perfezione con gli strumenti prodotti dalla ditta Alfred Arnold tra gli anni '20 e i primi anni '40 (i famosi Doble A e Premier). So che non verrò capito da molti in quello che sto per dire, e so anche che qualcuno mi detesterà per questo, ma è ora di fare un po' di luce sulla faccenda. I doble A sono senza dubbio ottimi strumenti, ma non sono i migliori in senso assoluto.

Sono molto inflazionati perché diventati uno status symbol, associati indissolubilmente al tango e a Piazzolla ("Tristeza de un Doble A") e perché molti bandoneónisti si lasciano influenzare dal sentire comune, dalle forti personalità o da ciò che leggono sui forum, nei blog, nei social, e così facendo rinunciano a fare ricerche personali limitando fortemente il proprio senso critico. Quello che io sostengo invece è il risultato di parecchi viaggi e lunghe chiacchierate con importanti costruttori e riparatori di bandoneón con esperienza pluritrentennale. E qui sotto potete leggere le mie conclusioni.

Doble A: lo "Stradivari" del bandoneón?

La ditta Alfred Arnold era paragonabile alla Fender. Le chitarre Fender sono di buona fattura perché lo standard qualitativo è mediamente alto su tutta la linea produttiva (o forse era, qualche chitarrista intervenga per favore). Ed era così anche per la catena di produzione della celeberrima azienda di Carlsfeld. Per questo motivo un Doble A o un Premier degli anni '30 o '40 difficilmente deludono. Ma questo non vuol dire che la Alfred Arnold fosse la migliore fabbrica di bandoneón in assoluto.

Contemporaneamente alla Alfred Arnold, negli anni d'oro della produzione di bandoneón in Germania lavoravano fabbricanti che producevano ogni singolo strumento artigianalmente, con produzioni limitate a pochi esemplari all'anno. La cura dedicata a ogni singolo esemplare era maniacale, e di conseguenza la qualità era nettamente superiore agli AA (un esempio? I leggendari Birnstock).

Pensare quindi che l'evoluzione dello strumento si sia fermata agli esemplari costruiti da un'unica fabbrica quasi 100 anni fa è semplicemente ridicolo.
Il bandoneón può e deve essere ancora perfezionato.

Ritornare al suono

Dalla chiacchierata con Giovanni Pradella ho scoperto che esistono varie scuole organistiche che differiscono per zona geografica (es. scuola tedesca, italiana, iberica, francese) e organi diversi a seconda del periodo storico considerato. In conseguenza di ciò ogni organo ha un proprio repertorio. Un organo barocco non andrebbe bene per suonare musica romantica, e viceversa per un organo di epoca ottocentesca.

Il "gene dominante" del bandoneón 142

Nel caso del bandoneón invece abbiamo un solo tipo di strumento che viene usato per suonare qualsiasi cosa: tango, classica, persino jazz. Io credo che questo sia un problema legato a quanto è inflazionato il bandoneón 142, più correttamente definito Rheinische Tonlage, che è diventato sinonimo stesso di bandoneón, e che con quel suono talmente caratteristico ha definito uno standard dal quale è difficile uscire.

Un suono splendido... ma non unico

Tutti i bandoneonisti amano il suono del bandoneón. Ma io mi chiedo: i bandoneónisti sono consapevoli che esistono altri suoni possibili con questo strumento, oltre al classico che tutti ben conosciamo?

Il timbro nel bandoneón è generato dalla combinazione di ance libere che vibrano fissate ad un supporto di metallo. Nel Rheinische Tonlage (detto anche bandoneón 142) ogni tasto mette in vibrazione una coppia di ance accordate ad una ottava perfetta di distanza, senza battimenti. Ma esistono bandoneón con diverse configurazioni di ance: 1 sola ancia per nota (suono molto pulito e nasale, quasi un oboe), oppure con 3 o più ance che possono essere combinate tra loro per dare suoni diversi.

I chitarristi usano chitarre diverse a seconda del repertorio che vogliono eseguire, invece i bandoneónisti, che pur si cimentano in generi diversi dal tango, usano sempre lo stesso suono.

Il Sacro Graal del bandoneón

In genere il bandoneónista diventa pazzo per cercare il miglior Doble A, con le migliori ance Dik, con i migliori pettini in zinco. Perché invece non investire tempo ed energie per esplorare nuovi timbri sonori sul bandoneón?

Anni fa mi è capitato tra le mani un Doble A con pettini in alluminio e 3 file di ance (uno dei tanto odiati Einheits): uno strumento con un suono davvero particolare, con un leggerissimo vibrato "musette" appena percepibile, e un timbro che io trovo "scuro e brillante" allo stesso tempo. Inizialmente cercavo il modo di convertirlo ad uno strumento dal suono "convenzionale", ma poi mi sono chiesto, perché? Ho deciso che era meglio apprezzare quel suono per ciò che era, cioè qualcosa di nuovo e insolito, piuttosto che inseguire la chimera del suono perfetto.

Chiaramente non lo userei mai per suonare tango tradizionale, ma perché scartarlo a priori? Sopratutto ora che il bandoneón sta conquistando sempre più importanza a livello musicale anche al di fuori del contesto tango.

Negli anni '60 Eduardo Rovira applicava il wah-wah e la distorsione al suono del suo bandoneón. So che oggi questi esperimenti possono sembrare anacronistici e un po' forzati, ma non dobbiamo ripetere pedissequamente ciò che facevano i grandi: dobbiamo cercare quello che loro cercavano.

Eduardo Rovira stava sperimentando nuovi suoni, e io sono certo che ignorava l'esistenza di bandoneón con combinazioni di ance diverse dal classico 142, perché altrimenti li avrebbe usati. Uno degli aspetti più importanti per il musicista è la ricerca del suono. Bisogna tornare ad ascoltare il suono, e non quello che la gente dice.

Conclusioni e commenti

Si, lo ammetto: quella dell'organo è stata una scusa per esprimere delle considerazioni personali sul bandoneón che mi giravano dentro da parecchio tempo. Sono consapevole di aver deluso molti. Spero però che la delusione si trasformi in pensiero critico e magari in condivisione: se questo articolo ti ha incuriosito, ti ha lasciato delle domande, e senti che vuoi condividere con me le tue opinioni in merito ti invito a a contattarmi via mail - - oppure attraverso le reti sociali (trovi i link qui sotto). Sarò entusiasta di ascoltare il tuo punto di vista.

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